Domenica 20 maggio per la MOSTRA della PECORA ROASCHINA rivive il rito della transumanza.

Domenica 20 maggio per la MOSTRA della PECORA ROASCHINA rivive il rito della transumanza.

Sabato 19 sera la querelle  storica tra pastori e contadini e l’asta degli alpeggi dopo la polentata.

ROASCHIA. Sabato 19 e domenica 20 maggio il piccolo Comune di Roaschia, nella valle alpina cuneese del Gesso, ospita la Mostra interprovinciale della Pecora Frabosana-Roaschina, giunta quest’anno alla 25esima edizione. Saranno oltre 200 i capi presenti alla rassegna, portati da una ventina di allevatori, tutti iscritti al Registro anagrafico gestito dall’Arap che promuove la manifestazione con il Comune, il Consozio per il recupero e la valorizzazione della razza Frabosana-roaschina, la Pro loco, con il patrocinio di Unione montana alpi del Mare, Regione Piemonte, Ministero delle Poltiche agricole ed Ente di gestione delle aree protette Alpi Marittime. Consorzio per il recupero e la valori

In mattinata la sfilata degli ovini campioni, valutati da una giuria di esperti. Oltre  ai capi singoli, verrà premiato il “gruppo” più omogeneo e meglio preparato. In concomitanza saranno illustrate le attività del Consorzio  per il recupero e la valorizzazione di questa razza autoctona, che per la sua rusticità ben si adatta ai terreni marginali  di montagna.

Spiega il sindaco di Roaschia, ingegner Bruno Viale: “Ogni anno per tenere viva e interessante la manifestazione introduciamo elementi di novità. Per l’edizione 2018 abbiamo puntato sul gioco delle differenze: tra il pastore della Roaschina e la classica figura del contadino. E’ una provocazione voluta per far capire la diversità fra due attività profondamente alternative e lontane. Da noi il pastore è naturalmente transumante, da settembre ad aprile cerca pascoli in pianura per il suo gregge. Il contadino è stanziale, rimane a Roaschia tutto l’anno per condurre i fondi e strappare il magro reddito della nostra terra”.

“Tutto questo – sottolinea Viale – sarà rappresentato nella serata di sabato, dopo la polentata. Attraverso filmati vari e “quattro ciance” con i professori Marco Aime e Luca Battaglini faremo rivivere quel piccolo mondo antico. A conclusione, andrà in scena la rievocazione dell’Asta degli alpeggi, sulla base dei Regi Decreti che sancivano la peculiarità della Roaschina”.

Secondo appuntamento inedito, nota il sindaco, “nel pomeriggio della domenica verrà riproposto soprattutto per i giovani, a cominciare dagli allievi del liceo artistico di Cuneo che hanno tratteggiato i personaggi del pastore e della contadina e per questo saranno premiati sabato mattina, il rito della transumanza nella sua sceneggiatura originale, con il carro che trasporta le  povere masserizie dei pastori a seguito del gregge, per le vie del paese. Una mostra fotografica all’aperto, con quindici efficaci immagini rappresentative di quell’epoca, e un’esposizione di antichi attrezzi, faranno da corollario all’evento”.

Fino ad alcuni decenni fa la Roaschina era la razza ovina da latte più allevata in Piemonte. Simile alla Brigasca presente nei territori confinanti della Liguria e della Provenza, attualmente la Frabosana-roaschina è distribuita nella cerchia alpina che va dall’alta val Tanaro alle valli Pesio, Gesso e Vermenagna, con enclave nelle valli del Monviso e nella torinese val Pellice. La consistenza stimata è ora intorno ai 6 mila capi.

L’attitudine della razza è la produzione di  latte che varia da 80 a 200 litri per una lattazione di 150-180 giorni. Il latte prodotto viene trasformato in formaggio puro (sola, saras,) o miscelato al latte vaccino (Raschera, Castelmagno, Toma, Seiras del fen).

La produzione di carne è invece orientata verso l’agnello allattato dalla madre del peso di 12-15 Kg, la prolificità è di 1,1-1,3 agnelli per parto. La lana è utilizzata  per materassi e tappeti.